Regia di Isotta Toso vedi scheda film
Un ventenne che si fa chiamare "il gladiatore" (Rossetti) disturba la quiete dei condomini di un palazzo umbertino nella centralissima Piazza Vittorio, a Roma. Il ragazzo muore, un commissario di Polizia (Calabresi) indaga e sembra che ciascuno dei condomini avesse una buona ragione per eliminare il "gladiatore".
Tratto dall'omonimo romanzo di Amara Lakhous, il film della esordiente Isotta Toso, già aiuto regista per Notturno bus, è un guazzabuglio di orrori cinematografici. Più che a Piazza Vittorio sembra di essere a Porta Portese, e precisamente in quell'angolo di strada dove si possono trovare reperti fossili della cinematografia nostrana, attori che non avrebbero una parte neppure in una compagnia amatoriale da dopolavoro ferroviario. La regista riduce il romanzo di Lakhous a clichè multietnico, dimentica di essere nella città più bella del mondo non riuscendo a mandare a segno neppure una ripresa che renda minimamente giustizia alla Capitale, trascura di ripassare un ottimo film come Condomino, di Felice Farina, e si aggrappa a un finalino esile esile che vorrebbe richiamare il teorema della Agata Christie di Dieci piccoli indiani.
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