Regia di Michael Mann vedi scheda film
Dopo aver catturato il serial killer Hannibal Lecter, Will Graham ha lasciato l’FBI e si è ritirato su un’isola con moglie e figlio. Quando un nuovo maniaco si aggira in città un vecchio collega si rivolgerà a lui per provare ad acciuffare il killer e a chiudere il caso.
Considerato uno dei migliori film del decennio di cui fa parte, la pellicola di Michael Mann basata sul romanzo Il delitto della terza luna di Thomas Harris, nonché la prima apparizione cinematografica dello psichiatra antropofago Hannibal Lecter (qui chiamato Lecktor) ha largamente deluso le mie aspettative.
Nonostante la capacità di Mann di creare una pellicola pregna di tensione, almeno per la prima parte, e pertanto capace, a fasi alterne, di attirare l'attenzione dello spettatore, l'impressione che si ha, con il procedere della visione, è quella di una pellicola che collassa su se stessa perchè possiede non pochi difetti, facilmente individuabili.
Il paragone tra l’interpretazione di Lecktor che ci regala Brian Cox fallisce miseramente il confronto con l’Hannibal Lecter di Hopkins e ciò mi induce a pensare come avrei giudicato codesta interpretazione se fossi stata avulsa dalla visione del film successivo.
Una delle pecche maggiori della pellicola restano a mio avviso le varie interpretazioni. Attori e attrici chiamati ad interpretare i ruoli principali non hanno lo spessore recitativo necessario. In particolar modo, non mi ha convinta affatto William Petersen. Il suo Will Graham, che è poi il personaggio attorno al quale ruota inesorabilmente tutta la narrazione, non fa altro che offrirci sguardi truci ma assenti, espressioni plastiche e comportamenti da vero duro, antipatico, che allontanano lo spettatore anche solo dal tentativo di empatizzare con lui.
Per quanto il “nuovo” maniaco che si aggira in città possieda inizialmente un fascino oscuro, ad un certo punto del film finisce per diventare quasi una macchietta di sé stesso. La calza in Nylon che gli comprime il volto, l’incapacità di incutere terrore, la poca credibilità di sembrare davvero pericoloso per chiunque. Questa volontà di ridicolizzare l’assassino ottiene un effetto irritante che trasforma il film in un prodotto a tratti scadente che non riesce mai a decollare davvero e che resta impantanato in una serie di situazioni e caratteristiche proprie di un thriller che però non coinvolge mai fino in fondo.
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