Regia di Luc Besson vedi scheda film
Confessiamo una certa simpatia per il cineasta francese Luc Besson, nonostante come produttore sia responsabile di alcuni dei film più brutti del globo terracqueo. In particolare Io vi troverò con Liam Neeson, una schifezza amplificata dall’inatteso ed esagerato successo negli Stati Uniti. E qui sta il punto: Besson - che come regista ha diretto solo undici film, ma ha scritto tutti quelli della sua scuderia, l’EuropaCorp, e sono tanti - è l’unico che ce la fa. A stare dietro agli americani sul loro terreno, intendiamo. È il solo autore di blockbuster al 100% europei. Arthur e la vendetta di Maltazard rientra nel novero delle sue cose migliori; o meglio, era decisamente riuscito il prototipo, Arthur e il popolo dei Minimei, distribuito nel 2007. Questa volta il regista-demiurgo si adagia sul classico episodio di transizione, dal momento che si lavora già alla terza parte, Arthur e la guerra dei due mondi. Il piccolo protagonista, Freddie Highmore, comincia a essere un po’ meno piccolo (è la sindrome di Harry Potter) ma crede ancora ai Minimei, minuscole creature magiche che abitano nel giardino di Villa Granny. Meno male, perché gli avventurosi piccoletti sono deliziosi, in particolare la fantastica e bellissima Selenia, della quale il ragazzino è innamorato. Quando un ragno gli porta la richiesta d’aiuto della fanciulla incisa su un chicco di riso, il Nostro non ci pensa due volte e decide di tornare nel mondo in miniatura, incurante dei rischi. Il cattivissimo Maltazard, infatti, cornuto e mazziato nella prima puntata, trama nell’ombra. A metà strada tra il concept avventuroso classico e il tecnologicamente avanzato, Arthur e la vendetta di Maltazard dimostra ancora una volta quanto Besson ci sappia visivamente fare. Il suo problema resta la scrittura, scontata, poco incline a creare vera suspense, come dimostrano i colpi di scena, tutti più o meno attesi. Comunque, una valida alternativa ai cinepanettoni, specie se si è in giro con minispettatori dai cinque ai dieci anni.
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