Regia di Yorgos Lanthimos vedi scheda film
Anni prima di The Lobster e Il sacrificio del cervo sacro, Lanthimos colpisce per le sue atmosfere stranianti e per la sua capacità di assestare il colpo allo stomaco dello spettatore, per quanto quest'ultimo possa sentirsi preparato. Dogtooth è un film nudo e crudo, come le emozioni costantemente scoperte dei suoi protagonisti, adulti limitati all'intelligenza emotiva di bambini tenuti in ostaggio da genitori iperprotettivi.
Yorgos Lanthimos, come ha avuto modo poi di ribadire nella sua eccellente filmografia, non vuole lanciare messaggi o fare la morale; la sua ricerca artistica è l'annichilimento dei rapporti sociali e in quest'opera l'orrore si svela lentamente, man mano che ci si accorge che tale annichilimento è diretta conseguenza del desiderio inverso, dell'amore paterno, disposto a sacrificare la libertà pur di non arrendersi allo scorrere del tempo, alla gioventù che si fa adulta. Quindi lo scontro finale, giocato sul terreno dell'educazione, messa in crisi dagli impulsi sessuali.
Tutto Dogtooth vive di questa dicotomia: dentro e fuori, libertà e privazione, cane (guardia del giardino, addestrato) e gatto (minaccia esterna, libero), austeri filmini di famiglia e pornografia. Lanthimos è un maestro nel fermare il tempo con i suoi quadri fissi, statici, spesso indifferenti alla figura umana, per poi rompere la piattezza del quotidiano con l'ebbrezza della scoperta e la crisi dello scontro con la realtà.
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