Regia di Joe Dante vedi scheda film
La manipolazione della natura che genera catastrofi è un classico della fantascienza. Tuttavia, in contrasto con le tendenze polemiche della cinematografia contemporanea, questo film non conduce alla consueta condanna ambientalista, bensì alla pacifica constatazione che l'uomo è un comune membro del regno animale, e non può dunque porsi al di sopra dell'ecosistema di cui egli stesso fa parte. Questa visione materialista nega alla nostra specie qualsivoglia superiorità, stabilendo una continuità/affinità tra noi e le mosche, in aperta opposizione ad ogni antropocentrismo di stampo religioso. In questa prospettiva, la colpa è frutto dell'istinto, e il controllo su quest'ultimo non è opera della coscienza, bensì il risultato di un delicato equilibrio fisiologico. Presentare un fenomeno biologico in grado di sovvertire l'ordine morale è forse il migliore modo per mettere in discussione lo status privilegiato della razza umana. La tesi, in realtà, è smentita nel finale, in cui la storia sembra prendere una piega da science-fiction popolare: tuttavia, stanti le premesse, anche l'ennesimo progetto alieno di sterminio dell'umanità appare in una luce nuova, come la prova definitiva che distrugge, insieme a noi, anche il nostro presunto primato nell'ambito dell'universo.
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