Regia di Marco Amenta vedi scheda film
Ispirato alla drammatica storia di Rita Atria, testimone di mafia, La siciliana ribelle ripercorre con orgoglio la tradizione del cinema “d’impegno” contaminato con il genere. Non a caso, sceneggiatore insieme al regista Marco Amenta e al produttore Gianni Romoli è il veterano Sergio Donati, che cominciò con Sergio Leone per poi attraversare la stagione di polizieschi, horror e commedie. Un po’ Damiano Damiani un po’ Francesco Rosi, con una forte sensibilità nel descrivere le “culture” che soprattutto nella prima parte s’intrecciano e infine si scontrano. La Sicilia arcaica e “d’onore” impersonata da Marcello Mazzarella, padre di Rita, e quella rapace e ancora più spregiudicata che porterà alle stragi degli anni 90. Amenta lavora bene sul contrasto tra concezioni anche estetiche di una medesima sopraffazione, patrimonio non solo degli uomini ma dei luoghi, delle cose, dello spirito. Assecondato in questo dalla fotografia di Luca Bigazzi, concentrata sui toni bui, evidenti sfumature dell’anima. La seconda parte, sul programma di protezione e la testimonianza della ragazza, è meno intrigante della prima, costruita come una tragedia greca, ma non si respira mai l’artificiosità della fiction Tv, e questo, dato il tema, è un piccolo miracolo.
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