Regia di Adam McKay vedi scheda film
Che questo film volesse risultare "sui generis" lo si capisce già dall’incipit, in cui non si riporta semplicemente una citazione, ma in cui la buffa frase di George W. Bush sulla famiglia viene ridicolizzata col sottotitolo,“citazione vera”.
“Fratellastri a 40 anni” è un film demenziale e per tale va preso. Se ci si cala in questa dimensione, la visione del film risulta decisamente piacevole. Il film ha lo stile di “Zoolander” e il soggetto simile a quello di “Scemo e più scemo”. Si tratta della storia di Brennan (Will Farrell) e Dale (John C. Reilly), due quarantenni ritardati che si ritrovano fratellastri dopo che i rispettivi genitori si sono sposati in seguito ad un colpo di fulmine. Dopo un inizio in cui la convivenza tra i due risulta impossibile, l’allenza non tarderà ad arrivare e saranno guai per tutti.
Il film è spassoso, anche se fatto di una comicità che o si ama o si odia – alla fratelli Farrelly per intenderci – con volgarità gratuite e scene da voltastomaco. Eppure l’interpretazione dei personaggi del navigato Ferrell e del novizio (per il ruolo) Reilly sono da Oscar: la genialità dei personaggi è quella di far pensare al resto del mondo che il mondo giusto è quello che vivono loro, mentre quello convenzionale rappresenta una realtà “disagiata”; la loro disarmante seraficità nel commettere le minchiate più atroci, così come la seriosità applicata alle scelte più banali, unita all’aria da “bamboccioni” impuniti (apprezzabile già dalla locandina del film) vale da solo il prezzo del biglietto.
Il film, di Adam McKay, con la collaborazione a scrittura e produzione di Ferrell e Reilly è quanto di più sorprendente si sia visto negli ultimi anni per originalità delle vicende e svolgimento delle stesse. Peccato per l’ultima mezz’ora, piatta e noiosa. Per il resto un capolavoro del genere “comico demenziale”.
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