Regia di Wong Kar-wai vedi scheda film
VOTO : 6/7.
Film importante, qui rivisto a quindici anni dalla prima uscita in sala (almeno dove è uscito, in ogni caso non ebbe molta fortuna) dal suo regista Wong Kar Wai che nel frattempo si è costruito una solida fama da grande autore (a dirla tutta si è un po’ affievolita negli ultimi anni anche per mancanza di nuovo materiale o per film al di sotto delle aspettative).
Operazione insolita, perché questo “redux” accorcia il film invece di allungarlo con nuovi inserti, soprattutto taglia le scene d’azione, altra scelta imprevedibile visto che nel frattempo i “wuxiapian” hanno avuto parecchia fortuna (vedi “La tigre e il dragone” su tutti), ma evidentemente la concentrazione del regista vuole sottolineare altro.
Ouyang Feng (Leslie Cheung) è un maestro ritiratosi nella solitudine del deserto e che ormai fa da intermediario tra mercenari senza troppi scrupoli e uomini/donne in cerca di vendetta.
Nel corso di cinque stagioni dell’Almanacco cinese (da primavera a primavera) vari personaggi passano dalla sua dimora.
Il cavaliere Huang Yaoshi (Tony Leung Ka Fai), i fratelli Yin e Yang Murong (Brigitte Lin), uno spadaccino destinato a diventare cieco ed il guerriero Hong Qi (Jacky Cheung).
Pellicola potente per l’enfasi e il pathos che si respira a pieni polmoni e che ben si amalgano con paesaggi scelti e mostrati con occhi attenti e valorizzati da una fotografia (firmata da Christopher Doyle) prevalentemente assolata e ruvida che crea una dimensione tanto ricercata quanto originale.
Non manca il contorno fornito da alcuni combattimenti, non molti e pure ridotti rispetto alla versione originale, ma la centralità dell’opera di Wong Kar Wai alloggia altrove, ovvero in tutte quelle sensazioni che si legano ai ricordi, soprattutto quando si tratta di rimpianti (vedi per esempio l’addio della donna amata).
In più non mancano, anzi abbondano proprio, frasi profetiche e riflessioni profonde per un film introspettivo, con risvolti che diventano anche potenti e dolorosi.
Certo se lo si guarda pensando di trovarci tanti combattimenti si resterà delusi (ed un po’ i distributori comunque ci hanno marciato), altrimenti, pur risultando a volte un po’ lezioso, offre sensazioni e passioni struggenti.
Epico.
VOTO : 6/7.
Per niente banale, sa essere molto profondo, tecnicamente anomalo, anche se forse un pò "legnoso" in questa versione "redux".
VOTO : 6++.
Soddisfacente.
VOTO : 6,5.
Personaggio chiave attorno al quale ruotano tutti gli altri.
Piuttosto bravo e convincente.
VOTO : 6.
Parte limitata.
VOTO : 6+.
Abbastanza interessante.
VOTO : 6++.
Interessante.
VOTO : 6++.
Soddisfacente.
VOTO : 6,5.
Sguardo molto intenso e che mette in soggezione, ruolo (doppio) ambiguo e ben interpretato.
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