Regia di Eric Besnard vedi scheda film
Prologo: un baldanzoso truffatore di nome Solal si intrufola in una banca, si finge un funzionario e tenta di estorcere denaro ad distinto signore dagli intenti poco onorevoli. Peccato che il suo gioco venga scoperto e Solal finisca ammazzato. Pochi mesi dopo, suo fratello, nonché “collega”, Cash(Jean Dujardin, giovane promessa del cinema francese) cerca di vendicare la sua morte mettendo in scena un colpaccio che, a partire dal traffico di banconote false, arriverà a puntare ad una valigetta colma di diamanti. Dovrà però fare i conti con la bella e sfrontata agente dell’Europol Julia(Valeria Golino) e con l’imprevedibile criminale di lungo corso Maxime (Jean Reno).
A costo di sembrare ingrato nei confronti dei nostri cugini d’oltralpe, se il nostro cinema arranca e difficilmente sforna buoni prodotti, il loro non è tanto da meno! L’unica differenza sta nei budget decisamente più alti che hanno a disposizione e in una qualità tecnica notoriamente più elevata (basti pensare a Luc Besson e, recentemente, a Louis Leterrier): per il resto la scarsità di contenuti dei film più commerciali e la pensantezza di quelli più d’autore sono cose che hanno in comune con noi. Detto questo, ho nutrito qualche speranza in questo Cash, brutta copia francofona di Ocean’s Eleven, del quale tenta di imitare personaggi, situazioni e stravolgimenti (e pure slogan di lancio, “Fate il vostro gioco”, preso lettera per lettera da quello del terzo episodio). Pure troppo. Peccato infatti che un colpo di scena ogni 10 minuti (e la presunzione di farci credere, alla fine, che tutto quanto fosse preparato nei minimi dettagli, neanche il colpo l’avesse progettato Einstein) sia troppo anche per lo spettatore medio, che si perde (e si irrita) nei continui capovolgimenti di fronte a cui è messo davanti. Il film, a fatica, tenta di resistere fino al finale, quando diventa decisamente troppomacchinoso e tocca il culmine dell’inverosimilità con una Golino improbabile guerriera che stende, con la stessa fatica con cui ci si cambia i calzini, un paio di energumeni grossi il doppio di lei. Ah no, ma forse anche quello faceva parte del piano… Che sciocco che sono!
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