Regia di Hong-jin Na vedi scheda film
Altro esordio sud coreano col botto, sulla scia di Memories of Murder. Però Hong a differenza di Bong calca la mano di più sull'adrenalina e sullo spazio temporale ristretto, elevando sensibilmente l'angoscia e l'ansia nell'animo dello spettatore. Si perde nell'introspezione e nella scorrevolezza di alcuni raccordi narrativi, ma la messinscena è sicura ed il climax inesorabile. Come inesorabile è la visione a cui veniamo sottoposti, passando dai pasticci surreali e comici della polizia (critica politica feroce come in Memories...), alla tragedia più insostenibile, sbattuta in faccia senza pietà. Ho pianto di disperazione insieme alla bimba in cerca di sua madre. La partecipazione al dramma è così fondamentale e gli autori sono riusciti a ricreare un'atmosfera irreale ma credibile, dove l'alienazione claustrofobica e il destino tragico e beffardo, infettano ogni personaggio. Il caso unisce e divide le diverse tracce del racconto, rimanendo però sempre cupo e avverso. La violenza fra questi scenari laidi e disperati non fa sconti, niente armi da fuoco, in The Chaser si uccide con le mani, coltelli, martelli... Il sangue schizza ovunque. Il sangue ci sporca e aumenta il disagio. Gli abissi dell'animo umano e delle metropoli contemporanee fanno il resto... Nella trama ho rivisto tracce di un altro film che ho amato molto The Man from Nowhere (di 2 anni successivo, però sempre sud coreano e sempre un successo al box office), ma almeno lì c'era redenzione, qui no e la botta è bella forte. Non è una visione semplice, bisogna cedere qualcosa... Ed è per questo che consiglio vivamente questo splendido The Chaser.
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