Regia di Francesco Munzi vedi scheda film
Scene di lotta di classe nel ricco grigio Nord che produce. Benessere e violenza. Storia di oggi, ritratto senza compiacimenti della società multietnica, impietoso, lucido. Storia di gente che aspira a un futuro migliore, tutti i particolari in cronaca. Da una parte i rumeni disgraziati, Maria una giovane domestica licenziata in tronco per aver rubato un paio di orecchini. Dall’altra, la buona borghesia al di sopra di ogni sospetto, la sua padrona, ricca, ricchissima che però soffre di disturbi nervosi forse perché il marito non le dice tutta la verità. Ma non è un problema di razza, di mezzo c’è pure Marco, italianissimo, compagno di vita e malavita di Ionut, il ragazzo di Maria, dentro e fuori di galera e sempre con un sacco di pessime idee per la testa. Il loro sodalizio è un esempio di integrazione nel segno dell’illegalità, che fa pensare all’apocalisse dietro l’angolo. Il film di Munzi è un instant-movie (senza l’intento di esserlo) che racconta di miserie morali e materiali, zero pregiudizi e stile asciutto. Attori concreti, sguardo agghiacciante, come gli occhi azzurri incredibili di Stefano Cassetti (già Roberto Succo al cinema) e di tenera disperazione, come il viso di Laura Vasiliu (era in 4 mesi 3 settimane 2 giorni). Arriva fresco di applausi da Cannes alla Quinzaine.
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