Regia di Ben Stiller vedi scheda film
Stufo delle beghe tra le sue “prime donne”, il regista ingaggiato per girare “Tropic Thunder”, ennesimo film sul Vietnam ma che si prefigge di essere il migliore, decide di calare i suoi attori nelle difficoltà reali: dovendo badare alla propria incolumità, i quattro malcapitati si troveranno in una realtà che per lunghi tratti crederanno una mistificazione.
Sui contrasti, gli equivoci, gli eccessi, ma anche sul citazionismo e sul sensazionalismo degli infiniti cammei si basa “Tropic Thunder”, parodia di tutti i film di guerra (da “Platoon” a “Full Metal Jacket” in particolare). Ma ad essere messo alla berlina è in generale il cinema, non solo di genere guerresco; sono soprattutto le dinamiche produttive del mondo della settima arte ad essere esasperate all’infinito: dallo scontro tra i metodi Stanislaski e Strasberg, all’eterno conflitto tra ragione e sentimento, ma soprattutto sulle sovrastrutture di un mondo che per risultare vero deve essere falso, come esplicita bene la figura del reduce (Nick Nolte), eroe nazionale di ispirazione per tutti, che pur sparando frasi pronte per essere stampate sui cioccolatini si rivelerà in fondo un grande bluff.
La premiata ditta Ben Stiller – Justin Theroux allestisce un film in stile Frat-Pack, capovolgendo le dinamiche machiste e spesso epiche di un certo cinema di genere, annichilendole al novero di canzonatura, partendo proprio dalla parodia dei suoi punti forti (fa scuola la presentazione dei personaggi nel gustoso incipit allestito a suon di trailer). L’impressione è che per tutto il film gli attori si siano sinceramente divertiti, forse ancor più del pur soddisfatto spettatore; si veda la versione mai così gigiona e clownesca in carriera di Tom Cruise, che impersona un produttore meschino e spietato, ma che non si può non amare per l’originalità della sua caratterizzazione, sia fisica (tutti i capelli che gli mancano sono praticamente sparsi sul petto scimmiesco) che psicologica (non si sforza affatto di celare il sadismo fisiologico dell’uomo di potere). Molto ben distribuite le pose tra le prime donne Jack Black, Ben Stiller e Robert Downey Jr., che rendono un film corale e sicuramente ben scritto, che ha il vantaggio di poter far tutto, anche chiudere con un finale inverosimile prima e retorico poi, grazie ad un’aurea di irrealtà che è un mix di nonsense e surrealismo che per gli amanti del genere può risultare una piccola chicca.
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