Regia di Jonathan King vedi scheda film
Dunque, finora s’erano visti cani, gatti, orsi, lupi, api, squali, piranha, barracuda, orche, piovre, alligatori, coccodrilli, rane, rospi, vermi e perfino conigli, a recitare la parte dei killer in decine di film horror. In un caso si erano visti addirittura dei pomodori assassini. Qui abbiamo agnellini genericamente modificati che si trasformano in pecore mannare. Altro che i docili animaletti che conciliano il sonno! Questo film, per farla breve, è uno splatteraccio come in America ne hanno fatti a centinaia negli ultimi venticinque anni. Il regista Jonathan King cerca di variare un po’ gli ingredienti (la pecora è uno dei pilastri dell’economia neozelandese), lanciandosi lungo la strada dalla quale era partito il Peter Jackson, pioniere dello splatter nel nuovissimo mondo, poi oscarizzato per "Il Signore degli Anelli". Che il film non sia una cosa seria si capisce dopo una decina di minuti, quando vediamo una pecora al volante di un pick-up. Prima di arrivare al finale, dove, per la prima volta sui migliori schermi, risolve tutto, incredibile a dirsi, la portentosa scorreggia di una pecora, si assiste ad ogni e qualsiasi luogo comune del genere, dai morsi contagiosi alle metamorfosi ovine, dalle fobie ancestrali all’antidoto miracoloso, fino all’inusitato (?) bacio tra il protagonista maschile e quello femminile.
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