Regia di Paolo Virzì vedi scheda film
Alla pasta e ceci, siamo sempre lì, nel cinema italiano. Virzì torna all'eterna citazione del capolavoro monicellinao: si potrebbe, anzi, sostituire la logora espressione "a tarallucci e vino" con la più cinematografica "a pasta e ceci". Proprio così finisce la storia dell'esperienza di Marta al call center della Multiple. Il film di Virzì mi sembra riuscito a metà, e questo lo penalizza in rapporto alle ambizioni che si era dato. Radiografia quasi perfetta delle dinamiche del precariato e di quel nuovo mondo (più che un luogo, un "non luogo") che sono questi centri nei quali lo scopo sociale è vendere aria fritta, Tutta la vita davanti mi sembra, da un certo punto in poi, tirare avanti nella ricerca di un finale plausibile, basandosi eccessivamente sulla fastidiosa voce off di Laura Morante. Qualche fellinismo di troppo (il ballo con la madre morta) ed un finale nel quale la protagonista pensa di lavarsi la coscienza a buon mercato (risarcendo con 300 euro l'anziana signora cui aveva fatto credere di essere un'amica della nipote morta suicida) inficiano, almeno in parte, un film che, quando entra nell'area del call center, veleggia alla grande. Buoni gli interpreti - anche se la sceneggiatura li spinge troppo sovente a cercare la battutina finale - tra i quali primeggia e si fa ricordare il sedere della novella signora Virzì.
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