Regia di Gianfranco Parolini vedi scheda film
Attivo già da qualche anno soprattutto nel campo del peplum (film in costume antico), Parolini nel 1965 - a moda del western all'italiana appena esplosa - gira questo Johnny West, un curioso ibrido fra disavventure/azione nel far west e comicità di stampo smaccatamente retrò, di chiara impronta slapstick. La trama - nella sceneggiatura di Parolini, Gianfranco Simonelli, Robert De Nesle e Josè Luis Jerez Alosa - viene così annacquata da una serie di scenette non eccessivamente spassose, pregne di un umorismo antiquato e ben poco originale; sull'onda dei successi di Leone, Tessari & co., il cinema italiano di serie B (e C, come in questo caso) si mosse all'istante per tentare la rapida emulazione al botteghino. Ma quando il protagonista è Dick Palmer, all'anagrafe Mimmo Palmara, e nemmeno il resto del cast non offre alcun nome di dignitoso richiamo, c'è poco da discutere; Johnny West il mancino è un lavoruccio alimentare, una co-produzione italo-ispano-francese che, oltre a segnare l'esordio del regista in un filone che negli anni successivi frequenterà ripetutamente, difficilmente può essere ricordata per qualche precisa ragione. A chiudere il pasticcio, infine, c'è anche la componente romantica/melodrammatica con cui la pellicola si chiude: una miscelta eterogenea e impastata poco e male. 2/10.
Coinvolto suo malgrado nel tentativo, da parte di due fratelli banditi, di appropriarsi di una miniera d'oro, il pistolero Johnny West finisce ingiustamente in carcere. Una volta uscito, si vendicherà dei fuorilegge e libererà la città dalla loro nefasta presenza.
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