Regia di Antonio Margheriti vedi scheda film
Tra i risultati più memorabili del gotico all'italiana, I Lunghi Capelli della Morte stupisce per la sua tenuta narrativa e la sua coerenza, almeno nei limiti del crono-topo del genere. Se infatti caratteristiche del filone sono la rappresentazione di spazi e tempi che ritornano ossessivamente, spesso in barba alla logica, nel film di Margheriti questo aspetto è sfruttato al meglio delle sue possibilità, in una costruzione piacevole e, ripeto, a suo modo coerente. Tutti gli elementi della narrazione, dalla colonna sonora al montaggio, si tengono insieme rafforzandosi a vicenda, mentre il lato solitamente debole del filone, la sceneggiatura, è ben architettato. Anche gli attori, di per sé non eccellenti (fatta eccezione per la favolosa Steele), sono molto funzionali e in parte. In un certo senso poi il film si rivela un "rape & revenge dall'oltretomba". Il che illumina con il senno di poi la citazione al regista italiano fatta da Tarantino in Inglorious Basterds: abbiamo in questo gotico di Margheriti una vendetta tutta femminile (come in Death Proof), messa in atto con l'inganno e con il fuoco, contro i soprusi del potere (e più precisamente del potere maschile). Migliore del più altalenante e sfilacciato Danza Macabra, I Lunghi Capelli della Morte possiede tutti i temi tipici del sottogenere cui appartiene: si comincia con un'ingiustizia perpetrata nei confronti di una donna, si continua con un delirio di doppi, ambiguità, fantasmi e ambienti labirintici, si finisce con una vendetta crudele che chiude il cerchio. Margheriti una volta tanto stupisce in positivo. Molto godibile.
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