Regia di Mel Gibson vedi scheda film
Una tribù di pacifici cacciatori Maya dello Yucatan del XV secolo viene catturata e deportata in un villaggio più "tecnologico", dove alcuni di loro sono destinati alla schiavitù, altri a diventare sacrifici umani. Tra questi, Zampa di Giaguaro, che - durante il saccheggio subito - aveva messo la moglie e il figlio al riparo all'interno di un fosso. L'uomo farà di tutto per tornare dai suoi cari.
Il quarto film da regista di Mel Gibson colpisce nel segno dell'eccesso: tantissima violenza che non risparmia crudezze inguardabili allo spettatore, ma anche riprese sontuose, uno sterminato numero di comparse, l'esibizione della cultura materiale degli abitanti della giungla e la radicale scelta di riprendere il linguaggio presuntamente originale con tanti saluti al rigore filologico. Tra il revenge movie, Rambo e l'epica avventurosa (con un finale che profila ben altri flagelli), il film ha una durata fluviale (quasi due ore e mezza) che - se fosse stata sacrificata parte degli inseguimenti e gli insistiti giochi di sguardi - ridimensiona le ambizioni autoriali di Gibson, diluendone i momenti di maggior pregio. Ancora una volta, infatti, il cinema dell'attore-regista australiano dimostra di essere elementare, ma di sapere come intercettare gusti e umori del pubblico e come fare quattrini al botteghino.
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