Regia di Maurizio Sciarra vedi scheda film
Adattare La sonata a Kreutzer di Lev Tolstoj: ardua impresa quella di Maurizio Sciarra e Claudio Piersanti. Più che un adattamento, Quale amore ne è una libera versione di inizio millennio. L’azione è infatti spostata al 2000, con al centro della scena il giovane banchiere svizzero Andrea e la sua ossessione-gelosia verso la bella moglie Antonia, pianista. La uccide; tre anni dopo racconta la sua storia ad un anziano uomo. Ignorato dal pubblico, bistrattato dalla critica, non è indubbiamente un film riuscito, ma probabilmente ha un suo che di interessante. Va dato atto, intanto, a Sciarra di aver osato reinventare una storia dal tema assai pesante e tragicamente complicata nel disegno dei personaggi.
Ed è forse qui l’errore: portare le emozioni e le sensazioni di fine ottocento ai giorni nostri. Il ruolo della musica non è sviluppato al meglio e dunque appaiono un po’ astratte le riflessioni di Andrea sugli effetti che l’esecuzione della Sonata ha sul suo rapporto con la moglie. Più che rivolto alle responsabilità metaforiche della musica, si è interessati maggiormente all’aspetto morboso ed insano del protagonista che, tra le altre cose, violenta due volte Antonia, manifestando così non un amore, ma un’ossessione. Quale amore, infatti, si chiede spesso, parafrasando un appunto che la madre gli fece quando annunciò lo sposalizio. E quasi certamente più che l’opera di Beethoven – che dovrebbe essere il terzo, vero personaggio della storia – rimangono più impresse nella mente e concernenti alla messinscena la colonna sonora di Lele Marchitelli e, sui titoli di coda, la Grazie di Gianna Nannini.
E assieme alle note musicali, importante è anche un altro elemento del film non sempre ben sottolineato: il denaro, o più in generale il possedere qualcosa o qualcuno (in questo caso la moglie). Un film tutto sommato freddo, quasi rarefatto, non coinvolgente nemmeno nella scena madre dell’uccisione col pugnale. Comunque, buona prova di un intenso Giorgio Pasotti che cresce con determinatezza e pertinenti partecipazioni dell’immenso e generoso Arnoldo Foà e della ritrovata Maria Schneider, dell’insinuante Andoni Gracia e della efficace Magda Mercatali. Vanessa Incontrada non è sempre all’altezza del ruolo, ma va lodato il suo coraggio di mettersi in gioco con un ruolo ambiguo e difficile.
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