Regia di Nicolas Roeg vedi scheda film
Two Deaths (titolo italiano: Morti oscure, già edito in dvd da Mondo Home Entertainment) non è uno dei film più considerati di Nicolas Roeg, prestigioso direttore della fotografia e interessante regista londinese. Inizialmente può sembrare poco stimolante e un po' vago, ma progressivamente innesca un torbido sviluppo che collassa nel finale.
Ambientato in un luogo chiuso preciso, la casa del rinomato medico Daniel Pavenic (M. Gambon), a sua volta circondato da un luogo e una situazione storica più evanescenti, il film si concentra intorno alla annuale cena del padrone di casa con alcuni amici, durante la conversazione della quale egli svela la storia della seduzione forzata della moglie, una serie di contrasti, amore non corrisposto, ricatti, patti, rassegnazioni, vicoli ciechi, da una parte, e dall'altra totale devozione della moglie (S. Braga) verso il fidanzato (non voglio svelare troppo, però...).
È quindi l'addentrarsi nelle zone più segrete del passato e dell'animo, dei meccanismi più perversi della seduzione egoistica scambiata per amore vero, una storia oppressiva che si intreccia alle delusioni o alle umiliazioni amorose degli invitati e ad una situazione politica instabile che minaccia e rende tesa l'atmosfera interna ed esterna, una guerriglia che si intromette direttamente anche nell'intimità della vita privata, con prepotenza, ricerca di aiuto per i feriti e alla fine mezzo risolutore dei destini, amaramente avvinghiati da un legame oscuro.
Quasi del tutto girato in interni e costantemente in penombra e in una atmosfera grigiastra, il film ha un tono melodrammatico insieme crudele, malsano e dolente, egregiamente interpretato da un viscido M. Gambon (curiosamente in un ruolo e in una storia che ricorda per alcuni aspetti il magnifico e ancor più inesorabile Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante di Peter Greenaway [1989]: la predominanza della cena, il rapporto oppressivo di vittima/carnefice tra moglie e marito, l'egoismo, ma qui con toni meno volgari nella caratterizzazione del protagonista e con modi più sommessi dovuti naturalmente alla diversità del contenuto). Il contrasto tra le immagini simil documentaristiche della guerriglia e quelle domestiche sottolinea il senso di disagio di una narrazione dal montaggio che ricorre a numerosi flashback e confluisce in una morsa sempre più stretta di sicuro fascino, commentata dalla discreta colonna sonora di Hans Zimmer. 7 1/2
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