Regia di Jonathan Dayton, Valerie Faris vedi scheda film
Il termine perfetto è GROTTESCO. Fantasticamente grottesco. Diffuso inizialmente solo in sette sale, ben presto gli States se lo sono trovati in ben millecinquecento cinema. "Little Miss Sunshine" è una devastante parabola sul Sogno Americano o su quel che ne resta: la piccola e dolcissima protagonista si trova a sorpresa a dover partecipare alle finali del concorso di "Piccola Miss California", e il padre, ossessionato dall'idea di avere una figlia Vincente ("tesoro, le modelle che vedi in tivù sono magre o grasse? Magre, quindi non mangiare quel gelato"), decide di portarla al concorso, accompagnato dalla moglie (l'unica normale in famiglia), dal figlio che da nove mesi non parla per seguire il pensiero di Nietzsche, dallo zio che ha da poco cercato di tagliarsi le vene perchè lo studente di cui era innamorato gli ha preferito un altro, e dal nonno, di cui è difficile stabilire se la passione più grande sia l'eroina o "una grossa scopata".
Semplicemente imperdibili le vicissitudini che la famiglia attraversa, tra pullmini impazziti, cadaveri nel bagagliaio e poliziotti che chiudono un occhio purchè gli si conceda la lettura della rivista porno del nonno (!!!), per poi giungere finalmente al delirante concorso (dove veramente si resta a bocca aperta, consci del fatto che le cose sono veramente così, tra bambine truccatissime che si spruzzano la finta abbronzatura e altre che si cospargono l'olio sul corpo). Un film che sa colpire, divertire, e far riflettere: una delle perle di quest'annata.
Nulla.
Spassosissimo.
Estremamente divertente.
Dolcissima! E il suo balletto è da restare a bocca aperta.
Bravissimo sul finale, indecifrabile nella prima parte del film per ovvie ragioni.
Bravissima.
Ottimo, il suo è il personaggio più delirante.
Ottima.
Lavoro impeccabile.
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