Regia di Jason Reitman vedi scheda film
La lobby del fumo non credo abbia tremato di fronte a questo caustico e grottesco racconto esemplare sulle gesta del dichiarato cinico e sornione Nick Naylor, responsabile comunicativo di una potentissima major delle sigarette, che filtra la verità e che passa il tempo a ciarlare con i suoi colleghi dell’industria dell’alcool e di quella delle armi, a scoparsi la giornalista finta innocente e a tentare di recuperare un rapporto col figlioletto. Dicevo, sulla lobby: in fondo è solo presa a pretesto, e quello delle sigarette non è un mercato in declino, anzi. Per quanto senza alcuna pretesa sociologica, Jason Reitman mette a segno uno dei più importanti film dell’era Bush, soprattutto perché ascrivibile al genere brillante: con tono assolutamente irriverente, servendosi di una sceneggiatura che parla da sola, il film vola alto con gusto sapido, lingua tagliente e ritmo pressante. E sotto la patina di commedia politicamente scorretta, c’è più di un discorso portato avanti sullo stato delle cose del Grande Paese: esiste ancora la libertà d’azione e di scelta? Fin dove si spinge il cinismo del capitalismo? È davvero senza cuore il capitalismo? Si può vivere felici sapendo di procurare la morte? Ma in un mondo ridotto così è possibile uno straccio di felicità?
Con Thank Your For Smoking Reitman vuole trasmettere un messaggio importantissimo: non cercate la felicità (anzi, la serenità – visto il pessimismo cosmico e storico che ci attanaglia) se ci tocca vivere in un mondo in cui non ci sono le basi per conquistarla. E allora pigliate la vita per quella che è, una lunga e pericolosa corsa ad ostacoli in cui ogni mossa è concessa, anche se spregiudicata e maligna. Se il riferimento massimo, poi, è rappresentato da Mr. Tobacco, che certamente si è fatto da solo, ma chissà sparendo quanto sangue (il Sogno Americano Traviato), beh, stiamo messi un po’ maluccio. Nemmeno Nick Naylor è un punto di riferimento affidabile, ma a suo modo è un resistente che non si rassegna ai totalitarismi di ogni genere. Gli dà corpo uno strepitoso Aaron Eckhart, misurato istrione di un cast in cui si ricordano il maestoso Robert Duvall, l’opportunista William H. Macy, il tenero Adam Brody, la rigida Maria Bello. Un piccolo grande film da non sottovalutare.
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