Regia di William Friedkin vedi scheda film
Una notte torrida dentro un lurido motel in una landa desolata: una donna teme il ritorno del marito appena scarcerato e accoglie un vagabondo che all’inizio sembra mezzo scemo ma poi (forse) si rivela il depositario di segreti terribili. Parte come un dramma da camera e via via perde ogni contatto con la realtà: c’è un insetto così piccolo da non potersi quasi vedere, poi gli insetti si moltiplicano a dismisura, diventano un’ossessione, e si finisce con un incendio in una stanza interamente foderata di carta stagnola. Un film eccessivo, disturbante, certamente non del tutto riuscito. Convince meno la parte politica, ossia la denuncia del lato più inconfessabile del militarismo americano (gli esperimenti sui reduci di guerra), che mi sembra superficiale e forzata; funziona meglio come storia dell’evoluzione di una paranoia e come melodramma malato: fra Ashley Judd e Michael Shannon (uno con la faccia di chi non può essere normale) i ruoli si confondono e il salvatore si fa sempre più inquietante, senza però mai costituire apertamente una minaccia; e qualcosa resta opportunamente non chiarito (cosa è successo al bambino?). Con qualche sforzo posso arrivare alla sufficienza, anche (ma in fondo non solo) come segno di stima per il vecchio Friedkin.
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