Regia di Marina de Van vedi scheda film
Evadere per ritrovarsi dentro.
Riscoprirsi attraverso il proprio corpo. Senza scopi, senza ambizioni. La pura e ultima manifestazione di un desiderio estremamente umano. Non c'è traduzione psicologica o analisi filosofica : è nichilismo esistenziale e cinematografico ; è la semplice esposizione carnale e passionale dei vuoti quotidiani che caratterizzano e attanagliano la protagonista. Desideri obliqui - desideri di vita e di morte. Dans Ma Peau è il ritorno disilluso al corpo : un tuffo nella pelle e nel sangue - senza speranza e senza sogni ; sprofondare ad occhi aperti in una dimensione che non conosce Dio, che va oltre la morte. Un film che si autodistrugge, che non ha la necessità di lasciare una via da seguire, senza strascichi e senza orme - non concepisce nulla : è un aborto filmico volontario.
Una pellicola che riporta al cinema di David Cronenberg, ma con una sostanziale differenza : non c'è filosofia, non c'è evoluzione ed involuzione ; Marina de Van rimane immobile di fronte allo specchio cinematografico - si ammira e si disprezza, si presenta e si esibisce. Promuove il proprio fallimento.
Un'opera unica e ultima.
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Il finale immobile, poi, è davvero sconvolgente. Dopo tutto quello che è successo, dopo tutto quello che la protagonista ha fatto, dopo la furia del ferirsi, non le rimane che la stasi, l'attesa della fine. Terribile, viene quasi da piangere. Ritrovarsi dentro, riacquistare una visione d'insieme, vuol dire adottare un atteggiamento passivo, ascetico, lasciarsi morire. Penso che un finale del genere sia assolutamente geniale e, per me, uno dei più belli e dolorosi che ho visto. Poi, altre sequenze straordinarie: quella in ristorante (quanta tensione!), il ralenti sul volto di Esther in una delle rare scene di lei fuori, nel mondo esterno, prima dell'ultimo macello... Un film che, come Antichrist, come Canicola, come Twentynine Palms, rimane dentro con la sua durezza sconsolata. Poi, questo Dans Ma Peau è anche una riflessione sulla morte della messa in scena, sulla fine del cinema, affascinante. "Un'opera unica e ultima": hai ragione. Dopo questo film, la De Van poteva concludere la sua carriera registica.
"Il finale immobile, poi, è davvero sconvolgente. Dopo tutto quello che è successo, dopo tutto quello che la protagonista ha fatto, dopo la furia del ferirsi, non le rimane che la stasi, l'attesa della fine. Terribile, viene quasi da piangere. Ritrovarsi dentro, riacquistare una visione d'insieme, vuol dire adottare un atteggiamento passivo, ascetico, lasciarsi morire." Esatto! Non avrei potuto scrivere di meglio. Il finale è distruttivo, disperato e sconvolgente. Ma è perfetto! E' la fine, la fine di tutto. Una fine lenta ed implosiva. Dans Ma Peau è, a parer mio, un capolavoro.
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