Regia di Ben Younger vedi scheda film
Film buonista trito e ritrito che giustifica il consenso di Trump nell'America odierna. In attesa di qualche performance attoriale di Meryl Streep (che purtroppo non arriva mai), alla fine l'unica cosa che resta sono gli occhi innamorati di una magnetica Uma Thurman. Ma per quello bastava un poster. Voto: 5
È stato uno shock salutare vedere "Prime" subito dopo aver visto il capolavoro di Mike Leigh "Segreti e bugie". Una doccia fredda utile a ricordarmi quale sia il livello medio dei prodotti cinematografici e quindi a mettere in giusta prospettiva le eccezioni. Infatti, tanto quanto il film di Leigh è vero e intenso, altrettanto "Prime" di Ben Younger è scontato e posticcio. Il pretesto narrativo non è molto originale: una bella trentasettenne si innamora di un ragazzo molto più giovane. Ulteriori complicazioni nascono dal fatto che lui è ebreo e che lei conosce la madre di lui. L'intento sarebbe di mettere in scena una brillante commedia degli equivoci, in cui i buoni sentimenti trionfino. In realtà, l'effetto comico degli equivoci è irrilevante, mentre i buoni sentimenti vengono dispensati a vagonate, in tutte le declinazioni dell'ovvio. Dall'innamoramento "cicci bucci", al rapporto dialogante tra madre e figlio anche su temi sentimentali e sessuali; dalla voglia di maternità, al senso di responsabilità; per finire con la ridicola propensione di ogni personaggio a perdonare tutto a tutti.
Il classico film buonista trito e ritrito che giustifica in qualche modo il consenso di Trump nell'America odierna.
E così lo spettatore lascia scorrere il film, in attesa di qualche performance attoriale di Meryl Streep (che purtroppo non arriva mai). Alla fine, l'unica cosa che resta sono gli occhi innamorati di una magnetica Uma Thurman. Ma per quello bastava un poster.
Voto: 5
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