Regia di Damiano Damiani vedi scheda film
Nino Manfredi è maturo, all’inizio degli anni Settanta, per dare un più risoluto apporto, con registi che lo scelgono (o sono da lui scelti) secondo criteri maggiormente definiti, ad articolazioni narrative e psicologiche corpose e complesse; sia che, sempre più spesso, la sua presenza emerga in maniera schiacciante, sia che si integri in distribuzioni di gran lustro, com’era del resto già accaduto.
E nascono, allora, creazioni impegnative, a confronto con personaggi cui la letteratura, il teatro, o la vita stessa, hanno conferito preliminarmente un temibile spessore: tra questi, senza dubbio, il fotografo Girolimoni di “Girolimoni, il mostro di Roma”, dove un vago stridore si avverte, nel contatto tra quel ‘volto nella folla’, oscura vittima di uno dei tanti nascosti delitti del regime fascista, e la fisionomia ormai diffusa e popolare dell’interprete (e anche per il rischioso compito, attribuitogli, di rinvenire spunti non solo grotteschi, ma propriamente spassosi, all’interno della vicenda tutta cupa del cosiddetto ‘mostro di Roma’).
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