Regia di Lino Brocka vedi scheda film
Ottimo film filippino, con un inizio scioccante come raramente se ne vedono: Insiang comincia infatti con lo sgozzamento di un maiale ripreso dal vero. Tutto ambientato nelle luride e popolosissime baraccopoli che circondano Manila, il film del regista filippino di formazione marxista Lino Brocka (1939-1991) è un melodramma con sottofondo di critica sociale. La giovane Insiang vive con la madre, che gestisce un banco di pesce al mercato, e un nugolo di parenti in una delle numerose baracche prive di servizi igienici nei dintorni della capitale filippina. Un giorno la madre, con un pretesto, caccia tutti i parenti per portare a casa Dado, il suo amante, di molti anni più giovane. Nel frattempo Insiang, che è odiata dalla madre dal giorno in cui suo padre è andato a vivere con un'altra donna, ha una storia col furbetto vitellone Bebot, un meccanico che pensa soltanto a spassarsela con gli amici. Una sera Dado violenta Insiang e poi dice alla madre che è stata la ragazza a provocarlo. La giovane tenta la fuga in compagnia di Bebot, ma questi si rivelerà solo un vigliacchetto: dopo una notte che Insiang crede d'amore in uno squallido albergaccio, la lascerà sola, con l'unica possibilità di tornare a casa con la coda fra le gambe. A questo punto Insiang decide di vendicarsi di chi le ha fatto del male e, a caro prezzo, ci riuscirà.
Se in alcuni momenti sembra di guardare una telenovela - sensazione già provata vedendo altri film di Brocka, come Dio dorme ancora (1988) e Mi risolleverò e ti rovinerò (1989) - da un certo momento in avanti si ha la netta sensazione che al regista interessino molto di più l'ambientazione e le sequenze di raccordo, quelle in cui si vedono le condizioni, assolutamente subumane, nelle quali sono costretti a vivere i personaggi sottoproletari che popolano questo film, e che ci fanno capire come mai tanti filippini abbandonino la loro terra per venire in Europa, dove, ironia della sorte, sono assurti a simbolo di ricchezza (il domestico filippino è uno status symbol, ormai quasi superato, almeno da noi).
Molto buone le interpretazioni, che danno corpo a questa umanità sub-pasoliniana, ridicolissima nelle sue movenze mutuate da certi modelli d'importazione americana. (24 febbraio 2007)
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