Regia di Fausto Paravidino vedi scheda film
I primi 15’ se ne vanno con la presentazione dei personaggi da parte di una voce off. Nonostante le dettagliate e prolisse spiegazioni si comincia subito a non capire un tubo, dato che, trattandosi di una patetica imitazione di cose come Magnolia e Memento, ci si perde in flashback difficili da inquadrare cronologicamente. Ogni personaggio è individuato da una frase o un’azione caratteristica (c’è pure uno che parla mentre rutta, come in Ovosodo), in modo che poi possa ripeterla continuamente nello sforzo di farsi notare dallo spettatore. Ci sono anche varie citazioni cinefile, rigorosamente scelte fra quelle più banali (addirittura le torte in faccia del cinema muto, sostituite dai ravioli forse per motivi di budget). A un certo punto Scamarcio e la Golino trombano (una scena volgarissima, fra l’altro), chiarendo finalmente qual è la ragione d’essere dell’intera operazione. La fiduciosa convinzione che le insulse scorribande di un gruppo di insulsi individui possano essere rappresentative dello squallore di una vita in provincia e perciò avere un qualche interesse per il pubblico è a suo modo ammirevole, ma del tutto mal riposta. Inutile infierire sulle prove penosamente dilettantesche degli interpreti, tanto neanche Pacino e la Streep avrebbero potuto risollevare la situazione. Col senno di poi, può essere considerato un saggio sociologico sul futuro elettorato di Cota. Un film da segnalare agli amici, per avvertirli che va evitato come la peste bubbonica.
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