Regia di Jim Jarmusch vedi scheda film
Bill Murray è un campione dell' "understatement" cinematografico, espressione che si potrebbe tradurre qui con "recitazione sottotono". Come già in "Lost in translation" della Coppola, girato un paio di anni prima, Murray si dimostra bravissimo nella sua recitazione laconica, straniata, basata sul togliere, e regge praticamente da solo il peso di tutto il film. Jim Jarmusch gli affida il ruolo di un Don Giovanni di mezza età che riceve una misteriosa lettera anonima rosa dove gli viene rivelato che ha un figlio di 19 anni, che lui non conosce, avuto da una precedente relazione. Con l'aiuto di un vicino di casa detective, Don parte in visita presso le quattro donne che potrebbero essere le potenziali madri del ragazzo e avrà l'occasione di confrontarsi con un passato da cui non si è del tutto affrancato.
Credo sia l'unico film di Jarmusch da me visto, quindi non posso contestualizzarlo facilmente all'interno della sua opera. Sicuramente è uno dei suoi film più accessibili e mainstream, un miscuglio di dramma e commedia con uno humour sottile che non esclude toni malinconici. L'aspetto da "mistery" innescato dalla lettera all'inizio rappresenta una falsa pista, come sarà chiaro nel finale che potrebbe lasciare insoddisfatti alcuni spettatori, ma che preferisco non rivelare. È un film originale che riesce a sfruttare la struttura episodica in maniera non banale per un viaggio che diventa una scoperta di se stessi e di nuove possibilità per il futuro. Il cast include partecipazioni di attrici prestigiose come Sharon Stone, Jessica Lange, Frances Cobroy, Julie Delpy e Tilda Swinton, e loro ripagano con apprezzabile impegno, ma, come dicevo prima, si tratta essenzialmente dello show di Bill Murray. Gran premio a Cannes e incassi modesti in patria.
Voto 8/10
Non ci sono commenti.
Ultimi commenti Segui questa conversazione
Commenta