Regia di Sergio Grieco vedi scheda film
“La Belva col mitra” in questione è Helmut Berger, attore adorato da Visconti e specializzato in ruoli borderline. In questo poliziesco violento e dozzinale, definito da lui stesso un filmaccio, riesumato grazie alla citazione di Tarantino in “Jackie Brown”, l’attore austriaco riempie la scena nei panni di Nanni Vitali. Evaso dal carcere con la sua banda semina il terrore sequestrando e vendicando chi lo ha tradito. Il commissario Santini ingaggia un duello con la complicità di Giuliana Caroli, compagna della prima vittima Barbareschi. L’andamento del film, scritto e diretto dall’onesto mestierante Sergio Grieco, è abbastanza fluido, la trama non ha particolari picchi di originalità. La polizia viene ritratta, come accadeva spesso in quegli anni, in affanno e poco incisiva. Il pessimo Vitali fa e disfa a piacimento, abbindola polizia e commissario. Santini è una figura abbozzata e mal interpretata da Richard Harrison, però in chiusura preferisce non uccidere il malavitoso. Sulla falsariga dei poliziotteschi in voga lo sbirro è rude ma legalitario, non si può comunque parlare di un idealista come in certi noir di Di Leo. Proprio qui sta il limite di quest’opera, un copione acerbo e superficiale. Idem la psicologia di Nanni Vitali poteva essere approfondita e calibrata meglio. Per esempio, dall’incontro con la sorella e dal dialogo successivo con Santini emerge qualcosa sull’infanzia, su un possibile disturbo psicopatologico ma finisce lì. Ciò che resta è il tema musicale di Umberto Smaila (ripreso appunto nel film di Tarantino), la sempre fulgida Marisa Mell e lo spiritato protagonista (doppiato da Corrado Pani) che dopo questa pellicola potremo apprezzare (a mio avviso) nei panni del diavolo in “Mia moglie è una strega” e in quelli di Umberto Calvi ne “Il Padrino – parte III”.
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