Regia di Ahn Byeong-ki vedi scheda film
Corea del Sud, oggi. Una giornalista , a suo tempo scagliatasi contro una rete di pedofili, riceve minacciose telefonate sul cellulare anche quando cambia il numero e cerca di dimenticare il passato. Sono squilli provenienti da un pervertito desideroso di vendetta o, magari, voci dall' oltretomba che cercano , attraverso la ragazza, un redde rationem con i più insospettabili attori della vicenda? Nel frattempo, chi mette mano per sbaglio al telefonino della protagonista, nella migliore delle ipotesi risulta posseduto da uno spirito feroce: è il caso della figlioletta di un' amica, che ben presto inizia a mostrare incestuose attenzioni per papà e un odio altrettanto determinato per la mamma. Omettiamo gli sviluppi a beneficio di chi, nonostante tutto, riterrà di vedere questo filmino distribuito dalla "Buena Vista" coreana, attratto magari dalle similitudini col sopravvalutatissimo "The ring". Come in molti di questi horror misticheggianti il dato moralistico è imperante e, senza indulgere nel gore e non conoscendo nemmeno il significato della parola " ironia " , alla fine è sempre il peccato ( o la colpa) di una o più pedine del gioco a provocare il risveglio tonitruante dei defunti, il raccapriccio di chi si trova coinvolto in queste faide tra un universo e l' altro, lo sbalordimento degli spettatori che siano ancora capaci di saltare sulla sedia per un' apparizione allo specchio o uno stacco da tregenda della colonna sonora. Insomma, difficile difendere questo giochetto con risvolti noir (vedi il cadavere nascosto della liceale innamorata, la non innocenza della moglie-madre-pittrice, la rapida ma per lui esiziale comparsa del pedofilo ).L' impressionismo visivo, i tormentoni musicali (Beethoven e Mahler), la ricerca dell' effetto ossessione , inteso come impotenza assoluta dell' eroina innocente di fronte all' incedere di un piano diabolico e oscuro (e il pubblico globalizzato dovrebbe potersi identificare) , rappresentano scommesse viete e non sempre vincenti. Si può guardare il film soprassedendo saggiamente sull'approssimazione dello script, accettando il primato del dato visionario sulla consecutio drammaturgica. Ma , poi, resta da chiedersi se questi orientalismi astuti nella forma e segnati dall' esiguità delle idee meritino un tale trattamento, che già stentiamo ad accordare all' ultimo Argento e ai must orrorifici italiani di venticinque anni fa.E spegnere il cellulare e leggersi un manga ?
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