Regia di Chan-wook Park vedi scheda film
Film valido - anche se non capolavoro - che colpisce più per lo stile iperrealistico che per la sostanza di quanto racconta, anche se a un certo punto la trama riesce a diventare avvincente. Park sa fare tesoro delle ultime tendenze del cinema asiatico, da Kitano (alcune scene sono di una crudeltà difficile da reggere) a Ki-duk Kim, senza trascurare nemmeno il cinema hongkonghese di John Woo, ma tirandone fuori una miscela assolutamente personale. Direi che non è il capolavoro cui molti hanno gridato, ma la sostanza c'è, lo stile pure e quindi non resta che applaudire il quarantatreenne Park, nuovo astro del cinema sudcoreano, ed aspettare di vedere gli altri capitoli della sua "trilogia delle vendetta".
Un tizio intorno alla trentina scompare durante una serata di sbornia e viene tenuto segregato in un appartamento. Dopo quindici anni di prigionia lo liberano. Il tizio si darà come missione quella di capire perché sia stato rinchiuso per tutto quel tempo e di vendicarsi del suo sequestratore.
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