Regia di Arthur Lubin vedi scheda film
Si tratta della seconda versione cinematografica del romanzo, ma la differenza qualitativa con la prima è abissale. Peccato perché il film parte benissimo, oltre che sfoggiare un bella pellicola a colori targata 1943. Buona ambientazione nel mondo musicale ottocentesco, brani lirici rispondenti al gusto francese per il teatro da salotto, una venatura di poesia nella figura di Clauden (c’è anche Franz Liszt coi capelli bianchi) e una tenerezza di fondo che però andrebbe meglio in un altro contesto. Qui sta il punto: com’è possibile che un uomo tanto mite possa trasformarsi in un assassino? Per dimostrarlo occorrerebbe un approfondimento psicologico che manca del tutto, sostituito dalla stupida comicità dei due rivali in amore (vanificando anche il fascino misterioso della storia).
La trama che vede il fantasma vittima di una frode editoriale è inventata di sana pianta e sarà ripetuta dalla “Hammer production” nel 1962.
Due stelle e mezzo.
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