Regia di Davide Ferrario vedi scheda film
Esperienza totalizzante. Davide Ferrario diventa poeta per l'arco di un film. Ci entusiasma questa piccola, intima, e sincera pellicola, in cui all'amore per il cinema s'aggiunge un cinema d'amore. C'è il giovane sognatore che vuole fare cinema allo stato puro; c'è una storia d'amore già in sè molto carina, ma resa ancor più commovente perchè aiutata dai paralleli con vecchie opere cinematografiche. C'è il gioco citazionista, che diventa soprattutto omaggio spassionato e commosso per chi ha codificato la poesia dell'immagine, dei gesti, e dei volti. Giorgio Pasotti irripetibile. Bravissimo e teneramente impedito. Ti vien voglia di abbracciarlo. Di volergli bene. E la Francesca Inaudi, non solo ha un visino tenero che ti ruba sorrisi, ma ha la freschezza di un'attrice pronta a sostituire la primadonna televisiva. E lo fa con il cuore.
Cinema, vita, sogno, e ancora cinema. Lo spettacolo è sempre davanti ai nostri occhi, sembra dirci Ferrario. E le storie, le storie che ci accompagnano tutti i giorni, sono il patrimonio migliore con cui celebrare la vita. Una vita che fugge nel cinema per ritrovarsi, darsi forse un senso, e poi tornarsene di nuovo nella realtà. Forse un po' più diversa, forse un po' più...
Realtà e finzione si passano la palla con simpatia, senza far baccano, e ci fanno stare bene. Sospesi. In stand by. Ma pur sempre bene.
Io sono un duro. Ma la confessione d'amore di Martino ad Amanda per mezzo del "suo" film, mi ha ricordato il mio modo distaccato di intendere l'affetto, e mi ha commosso sul serio. Ripeto: un'esperienza totalizzante.
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