Regia di Joe Carnahan vedi scheda film
Nick Tellis (Jason Patric), un poliziotto che vive con il rimorso di aver provocato durante un inseguimento il ferimento di una donna e la morte del suo bambino, cerca di fare luce sulla morte di un collega infiltrato, ucciso in un sottopassaggio. È affiancato nelle indagini dal tenente Henry Oak (Ray Liotta), poliziotto dai metodi brutali e (forse) squilibrato.
Non conosco la filmografia di Joe Carnahan, tanto è vero che il suo nome mi giunge completamente nuovo; ma posso affermare senza remore che "Narc - Analisi di un delitto", suo secondo lungometraggio, è un ottimo poliziesco. Certo, leggendo il titolo lo spettatore potrebbe erroneamente credere di trovarsi di fronte ad un dozzinale poliziesco di origine televisiva, se non addirittura ad un prodotto di infima categoria, considerando anche il fatto che, alla sua uscita, la pellicola in questione non ha avuto alcuna distribuzione nelle sale italiane, giungendo direttamente in home video, regolarmente doppiata (e neppure in maniera troppo pedestre).
Ma le apparenze spesso e volentieri ingannano: se l'aspetto esteriore sembra ricondurre "Narc" agli action di scadente qualità, nella sostanza il regista recupera gli stilemi e i topoi del cinema poliziesco americano anni settanta, mettendo al centro della vicenda due poliziotti determinati e testardi che sembrano usciti direttamente da "Il braccio violento della legge". Uno scavo psicologico che approfondisce adeguatamente i drammi umani e le contraddizioni dei personaggi, tutt'altro che tagliati con l'accetta, realismo (che sfiora la sgradevolezza) nella restituzione dell'ambiente squallido e degradato dei tossici, impennate di violenza che toccano limiti quasi parossistici, e (fortunatamente) nessuna concessione ai dettami del politically correct.
E nonostante qualche scelta di regia discutibile (lo split scren in una sequenza: si poteva tranquillamente evitare), Carnahan dirige sufficentemente bene (anche se forse con qualche cedimento di troppo alla tecnica da videoclip), e mantiene la tensione fino al concitato finale, davvero ben gestito.
Vincente la coppia dei protagonisti: il poco appariscente Jason Patric risulta ottimamente calato nella parte; Ray Liotta, appesantito e quasi irriconoscibile per via della barba, è impagabile nel ruolo del poliziotto instabile e dai metodi (molto) discutibili. Piuttosto brutta invece la fotografia, dai toni volutamente scuri e freddi, benché comunque si addica in qualche modo all'atmosfera "malsana" che si respira nell'arco dell'intera pellicola.
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