Regia di Carlo Lizzani vedi scheda film
Un consiglio spassionato: recuperate subito Mamma Ebe. Non perché sia un capolavoro, beninteso, ma per una ragione molto più interessante: è il film più vaporosamente e al contempo essenzialmente kitsch di Carlo Lizzani. Un vero cult, se il tempo non l’avesse relegato alla stanza dei ricordi rimossi. Lizzani, dall’alto della sua esperienza secolare, capì che non si poteva che rappresentare una storia talmente allucinante a cui si stenta a credere nel modo più ovvio possibile: miscelando il ridicolo all’allarmante, il minaccioso al folkloristico, il mistico alla cialtroneria.
Ne esce fuori un’inchiesta indiretta (funzionalmente condotta da Alessandro Haber nei panni del padre dell’assatanata Barbara De Rossi) che in realtà è anche un film ad episodi camuffato, nonché un horror sui generis sul quotidiano dell’assurdo, in cui regnano sovrani il distacco quanto l’eccesso in un turbinio di personaggi squilibrati ed esagerati, ma realmente esistiti (e questo è davvero angosciante). A volte davvero non è facile accettare il fatto che tutto ciò che viene raccontato sia successo. La misteriosa Cassandra Domenica impersona la santona con inquietante cinismo: pensare che per questo ruolo affascinante e pericoloso s’era candidato nientepopodimenoche Gian Maria Volonté, e sarebbe stato una meraviglia. Attorno a lei, il coro femminile invasato e redento nel quale non si possono non segnalare Ida Di Benedetto e Laura Betti, quest’ultima impegnata in una delle sequenze più pazzesche all’interno di Villa Ebe, teatro di deliri, sesso e perversioni. Ma la palma della scena più cult se la becca Giuseppe Cederna vestito con i preziosi abiti della Mamma: splendidamente kitsch.
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