Regia di Edward Zwick vedi scheda film
Bisogna ammettere che le scene di battaglia sono messe in scena davvero bene. Merito, probabilmente, del mestiere di Zwick, che non mira al realismo dello Spielberg di "Salvate il soldato Ryan", bensì all’epica del genere western, trasposta nel paese del sol levante. Ambientando in Giappone, appunto, il suo film, con una miriade di riferimenti storici ed iconografici, dalle Termopili a Little Big Horn, dai "Sette samurai" a "Braveheart", il regista costruisce dei personaggi che somigliano fin troppo ai semidivini eroi omerici e agli invulnerabili paladini di Francia descritti dall’Ariosto nell’"Orlando furioso". Mentre, infatti, Tom Cruise e compagni abbattono un minimo di cinque o sei nemici ad ogni sciabolata, essi non soccombono neppure sotto i colpi dei cannoni da campo e delle mitragliatrici delle truppe nipponiche. Ma quello che manca è proprio il film, privo di qualsivoglia originalità ed avvelenato (come ha giustamente fatto notare il Morandini) da tutti i possibili stereotipi hollywoodiani, tanto da risultare, alla fine, svuotato di pathos, ma anche dell’interesse di sapere come sarebbe andata a finire. Era già chiaro dall’inizio. I 140 milioni di dollari che il film è costato avrebbero potuto essere spesi per qualche altro progetto più interessante.
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