Regia di John Carpenter vedi scheda film
Il film di Carpenter riesce a mostrare la verità che sta dietro la grande macchina della pubblicità e ci fa scorgere la possibilità di ribellarsi a un presente oscuro, guardando verso la possibilità di un futuro chiaro, luminoso e consapevole.
Essi vivono, film del 1988 diretto da John Carpenter: come definirlo? È un thriller, un horror, un film fantascientifico? Forse un po’ di tutto questo.
Il protagonista John Nada (interpretato dal wrestler canadese Roddy Piper) arriva in una scintillante Los Angeles, “occupata” da ricchi uomini d’affari e dai media che circondano, inesorabili, tutti i cittadini. Trova lavoro in un cantiere, poco distante da una bianca e quasi vuota chiesa, non più ritrovo di anime peccatrici ma covo di ribelli che però viene presto scovato e annullato da agenti senza pietà.
Incuriosito, John si avventurerà dentro il palazzo sacro ormai inutilizzato e vi scoprirà una strana scorta di occhiali neri. Una volta indossati, la sua vita cambierà per sempre. L’oscurità delle lenti nasconde l’unica via verso la verità, verso la distinzione tra il bene e il male (che spesso si confondono in un gioco di apparenze) e, infine, verso la possibilità di un futuro diverso.
Diversamente dai film di fantascienza, il film di Carpenter non ci presenta un possibile futuro distopico, ma getta il male proprio nel presente (per noi ormai passato) delle vite quotidiane di ognuno e il male non è identificato, come spesso accade, nelle macchine quanto nella pubblicità, dilagante onnipresente subdola, che ci circonda. Il subliminale diventa qui esplicito grazie “agli occhiali della verità” e al sacrificio degli “illuminati”.
Il film propone in un modo originale il tema della supremazia dei media, il cui potere sulle persone è stato evidente fin dai suoi esordi. Alternando ritmi lenti a ritmi più concitati e aggiungendo una nota horror, il film riesce a farti immedesimare e dietro quegli occhiali, proprio come in un 3D, ci sei tu, a rincorrere la verità, inizialmente stordito, come i personaggi stessi, perché la verità è dura da accettare, soprattutto se sei stato cieco per tanto tempo. È «come una lama che ti penetra nel cervello».
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