Regia di James Cameron vedi scheda film
Meglio del primo, e non era facile.
Aliens –Scontro finale (che finale non sarà) rappresenta l’apoteosi della fs cinematografica d’azione, quella in cui è bene non chiedersi come né perché ma soltanto quanto. E qui il quanto si spreca, sviluppando tramite moltiplicazione ed elevazione a potenza le idee presenti nel capostipite, fino a un ipertiroidismo dell’Azione e della Minaccia, della Fedeltà e dell’Ipocrisia. Come già detto (da me) a riguardo di Predator, siamo all’epica, nella variante spaziale/di conquista.
Non occorre descrivere la trama di Aliens ma vale piuttosto la pena soffermarsi sui topoi che ne garantiscono la completezza sotto il profilo della tragicità classica. L’umano ingegnoso (Ulisse) è incarnato in Sigourney Weaver/Ripley, come sempre posta in contrapposizione al lato deteriore dei suoi simili, rappresentati da due categorie: il traditore (Efialte Reiser) e l’hybris di chi si crede invincibile (i marines). La pellicola narra l’intera storia dell’Eroe, dalla sua ri-nascita (e quindi infanzia) in un letto d’ospedale, debole e spaesato in un mondo nuovo e sconosciuto, alla fase di apprendimento (a bordo della nave), fino alla consapevolezza/maturità con conseguente capacità di giudizio e discernimento e alla successiva morte (l’ibernazione finale, a missione compiuta). Nella sua parabola, l’Eroe deve ridefinire le categorie di alleati e nemici rispetto all’ingannevole apparenza: chi sembra buono e non lo è, chi sembra forte, chi sembra un nemico e invece si rivela una risorsa. Non manca la maturazione fisiologica: Ripley diviene “mamma” (della bambina Newt) e come tale sarà disposta a difendere ad ogni costo la propria creatura contro la minaccia aliena (la scena di “Stà lontana da lei, maledetta!”). In proposito, è interessante osservare che in Aliens c'è l’unico momento di confronto emotivo e culturale tra alien e umani di tutta la saga: Ripley e la regina aliena “si capiscono e riconoscono”, sia pure in modalità antagonista, cosa che non accadeva in Alien e non accadrà più.
La pellicola presenta un ottimo equilibrio tra i momenti di calma e quelli di pura azione, utilizzando anche numerosi siparietti (tra i marines) che servono a scandire i tempi della crescente tensione.
Va doverosamente osservato che il film che passa in tv è una versione ridotta: in quella estesa – forse troppo lunga – alcuni salti logici vengono invece spiegati nei particolari (come sono arrivati nella colonia, gli alien? chi è la bambina superstite?).
Il cast, senza essere stellare, è di rilievo: oltre alla Weaver c’è Michael “Terminator” Biehn, il sempre scanzonato Bill Paxton (R.I.P.), Lance Henriksen/Bishop (che con Aliens ha fatto 13), l’ineffabile Paul Reiser/Burke e la lesbo-icona Jenette Goldstein/Vasquez, tutti più che buoni caratteristi. James Cameron (regia), che si sostituisce a Ridley Scott di Alien, conosce bene il proprio mestiere.
Per l’aver mantenuto tutte le premessepromesse della vigilia (e non era facile, dato il capostipite), il mio voto è 8.
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Grazie per aver condiviso le tue idee, hai reso giustizia ad un grande film :-)
Sherman, ti ringrazio per le belle parole, ma credo che qui siamo tutti per condividere le nostre idee, qualunque sia l’opinione su un film. A me va bene anche mi si dica che una certa pellicola fa schifo, purché si adducano ragioni (sempre soggettive, ça va sans dire). Nel caso di Aliens (che ora trovo un po’ datato in alcuni passaggi), mi ha colpito che l’ampliamento del contesto originale abbia saputo conservare le proporzioni e l’equilibrio descrittivo (non era facile). Sappiamo tutti che ci sono fan di Alien e altri di Aliens: io preferisco questo secondo capitolo, perché lo trovo più “classico”, simile al teatro greco. In tutti i casi, che piaccia o meno, rimane un caposaldo della cinematografia fs.
Sono stato criptico in effetti, intendevo dire che esponendo le tue idee hai inquadrato il film in modo convincente, e mi è venuta voglia di rivederlo, con una maggiore consapevolezza se possibile (pur avendo letto quasi nulla di teatro greco, che invece è per te un ottimo termine di paragone). C'è un ottimo equilibrio nel film, come hai sottolineato, e non era facile anche se si pensa a come l'eccesso di azione ed effetti speciali rovini tanti film basati sull'azione. Preferisco anch'io questo secondo capitolo ad Alien, perchè mi ha regalato grandi emozioni alla prima visione e mi piace molto ancora oggi, nonostante sia passato qualche annetto e manchi il fondamentale effetto sorpresa. Segno che è un film molto ben congegnato ed orchestrato.
Ogni descrizione, che sia film, libro, canzone, brano di musica classica, narrazione orale o quant’altro ha una sua struttura che di base deve essere armoniosa. Poi puoi anche decidere di non seguire le regole dello sviluppo armonico, ma devi sapere cosa stai facendo (cioè quali regole decidi consapevolmente di infrangere). Accade spesso che sceneggiatori e registi “si lascino prendere la mano”, creando così distonie nell’insieme. Aliens è classico perché ha una struttura canonica e contiene tutte le principali caratteristiche psicologiche dei personaggi del teatro, i cosiddetti “caratteri fissi” con le loro interazioni. Può darsi sia un risultato casuale, ma credo di no: molti sceneggiatori di Hollywood sanno benissimo il fatto loro. Quel che lo spettatore in genere riesce a percepire, spesso solo a livello inconscio, è se un’opera è costruita bene o no, indipendentemente dall’apprezzamento dei contenuti. Allo stesso tempo, sente che qualcosa lo disturba – e magari non capisce cosa – se un’opera viene progettata male o saltuariamente tradisce le regole (sospensione di incredulità) che si è proposta. Aliens non è esente da imperfezioni e forzature, ma sono minime o comunque accettabili, e il fatto che superi la prova del tempo ne è una dimostrazione.
Sono perfettamente in linea con quanto dici. Dall'equilibrio di una descrizione deriva l'armonia e la capacità di coinvolgere lo spettatore (o almeno lasciarsi seguire senza problemi). Purtroppo vedo una costante crescita (in certi casi voluta dai produttori, in altri generata da una cultura dello spettacolo ridondante basato sul nulla) del numero di film disarmonici nell'offerta cinematografica. E credo che questo fenomeno possa alterare le sensazioni del pubblico alla lunga, non più abituato a riconoscere o semplicemente a percepire l'armonia di un'opera così come l'assenza di essa.
No scusate, io non concepisco che ci sia gente che trovi questo migliore dell'originale
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