Regia di Matt Dillon vedi scheda film
E’ naturale farsi prendere la mano! Dopo aver debuttato a 14 anni nel film di Jonathan Kaplan "Giovani Guerrieri", Matt Dillon, alle prese con il suo primo film da regista "City of Ghosts", scivola in una delle più classiche trappole di ogni esordio che si rispetti: la lungaggine! La montatrice Petra Von Oellfen ("She’s So Lovely") se fosse stata più drastica nei tagli , riducendo così le oltre due ore di un plot lento e monotono, avrebbe di certo recato un gran favore all’esordiente Dillon che invece ciondola languidamente lasciandosi ammaliare e sedurre dalla magia della macchina da presa e dal fascino misterioso ed ambiguo che pervadono i paesaggi e le città dell’Asia sudorientale. E’ infatti a Bangkok che si rifugia, scappando dall’America, il giovane truffatore Jimmy (Matt Dillon, a cui il passare degli anni ha conferito maggiore intensità e spessore come interprete) per raggiungere qui il suo mentore nonché capobanda Marvin (un sempre grande James Caan). Tra squallidi hotel (uno è gestito dal simpatico Gerard Depardieu), ambigui amici come Kaspar (Stellan Skarsgard), bellezze locali e non (la "superflua" Sophie, archeologa, che ci ripropone una sempre più spaesata Natascha McElhone), templi buddisti ed afose foreste, Jimmy si ritrova coinvolto in una brutta storia che lo renderà finalmente libero dal suo passato e libero di essere l’uomo che ha scelto di essere. Versione ralenty, pesantemente seriosa e "grigia" (ma la fotografia di Jimmy The Believer Denault bene sa restituire il fascino misterioso dei luoghi) di una "stangata" atipica, "City of Ghosts" ci conferma la tendenza di molti attori americani (da Clooney a Washington) che se davanti alla macchina da presa si vedono "costretti" ad interpretare ruoli stupidi in film commerciali quando hanno la possibilità di prendere in mano la propria carriera (ed il debutto nella regia è una buonissima occasione!) meglio riescono a farci conoscere le loro personalità, passioni cinematografiche ed interessi cimentandosi in progetti "rischiosi" e non banali.
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