Regia di Roger Donaldson vedi scheda film
E'curioso,il fatto che due film sulla CIA si chiudano piu' o meno nello stesso modo,sul muro dei caduti dell'Agenzia senza nome,e che piu' o meno riportino il rapporto tra un esperto e un novizio,e che altre similitudini risaltino nella visione dei lungometraggi.Come in "Bad company" ,anche "La regola del sospetto" riporta un confronto tra il piu'anziano Al Pacino e il giovane Colin Farrell:il ruolo dei servizi segreti è comunque,nei due film ,sempre al servizio della giustizia,piu' o meno,e questa è una presa di posizione per certi versi opposta a molto cinema di spionaggio degli anni scorsi,che spesso insinuava il dubbio sulla regolarita',e sull'utilita'per il cittadino di tali elementi.Il film di Donaldson dice poco di nuovo,non mantiene le allettanti premesse dei primi venti minuti di proiezione, e se Farrell,fisicamente assomigliante a un giovane Glenn Ford in qualche espressione non sembra del tutto convinto del proprio ruolo,Pacino ha l'aria un po'svogliata,e gioca di mestiere,riprendendosi un po'nell'arringa finale del personaggio:questo è un peccato,perche'avrebbe potuto essere la mossa vincente per il film.Il regista di "Thirteen days" non è mai stato un fenomeno,ma è un director esperto e qua e la'capace di allestire un discreto cinema di genere.Non in questo caso.
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