Regia di Aleksej Balabanov vedi scheda film
San Pietroburgo anni '90: quando la Russia era un carrozzone cigolante e sgangherato, e i criminali la facevano da padroni.
La fama di questa pellicola in Russia è forse dovuta al fatto che tratteggia con fedeltà e incisività una città (San Pietroburgo) e un paese in un particolare e infelice momento storico. Un'epoca di sbandamento, che i russi ricordano molto bene. È un po' troppo crudo per la mia sensibilità, ma devo ammettere il valore artistico che la pellicola possiede.
Il protagonista è un giovane reduce della guerra in Cecenia il quale, rientrato in città, si ritrova presto invischiato (ma non troppo per forza...) in una faida criminale dove i membri dei clan si fanno fuori l'un l'altro senza pietà. Ciò che lo rende interessante è un particolare codice morale, molto discutibile per la verità. Se da una parte uccide a sangue freddo chi lo minaccia, o persino qualcuno a pagamento, dall'altra aiuta chi ha bisogno, difende chi è vittima degli arroganti e prepotenti, ed è gentile con le donne. Ne esce un personaggio non catalogabile, del quale ci si chiede tutto il tempo che tipo egli sia, se sia un cinico o uno che si è fissato delle regole morali bizzarre, ma che rispetta in modo ferreo.
Anche i personaggi di contorno sono definiti bene e in modo originale: criminali, contrabbandieri, piccoli imbroglioni, trafficanti d'armi, ubriaconi, prostitute, barboni e persone qualunque. I criminali spadroneggiano, mentre la maggior parte della gente tira a campare arrangiandosi come può: lavoricchia, arrotonda, rubacchia e vive di espedienti. E un gruppo di barboni bivacca in una cappella tombale del cimitero...
Sullo sfondo vediamo una città nel degrado con tram sgangherati, appartamenti (ancora) in comune sporchi, che trasudano povertà, miseri negozietti, e laide discoteche. Le somme grosse (e sporche) si pagano in dollari, i quali sono la valuta della criminalità. All'epoca, infatti, i rapporti con gli USA e Regno Unito erano idilliaci.
Il regista Alexej Balabanov opta per un tono minore di rappresentazione: nulla è enfatizzato o roboante, neppure gli omicidi e gli inseguimenti. La violenza è spesso fuori campo, ma non per questo è meno raccapricciante. Vedere il ragazzo che che spara col silenziatore da qualche parte sul pavimento, dove giace un tizio già ferito, fa stringere lo stomaco di per sé. Per questo ed altri motivi, è una pellicola lontana dai canoni di Hollywood, dove inseguimenti e sparatorie vengono spesso spettacolarizzati.
Alla fine di questo percorso pieno di scossoni siamo forse un po' confusi sulla figura del protagonista: è un bravo ragazzo un po' troppo brusco verso i cattivi? È un cinico? È uno un po' matto che non si rende conto di quello che fa?
Forse il regista vuole suggerire la prima, dove egli sarebbe forse una possibile reazione simbolica davanti ad un paese in balia della malavita, quasi nell'anarchia, dove comanda chi è più potente, prepotente, e ricco.
In patria la pellicola fu un successo travolgente, non ancora esaurito. Il protagonista Sergej Bodrov è assurto a mito, forse anche a causa del fatto che morì appena trentunenne travolto da una valanga nel 2002 sulle cime del Caucaso, durante le riprese di un film.
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