Regia di Dario Argento vedi scheda film
Indubbiamente uno dei capisaldi del giallo-thriller nostrano, pellicola che chiude definitivamente la Trilogia degli animali Argentiana, dopo il gradevole seppur non riuscitissimo Il gatto a nove code.
Il film si presenta piuttosto innovativo sul versante tecnico, lo spettatore viene accolto al suo interno da una sequenza iniziale dai toni decisamente hard rock accompagnata da un notevole ed interessante utilizzo del montaggio, la regia di 4 mosche di velluto grigio abbraccia amorevolmente i tratti distintivi del Regista, infatti al proprio interno possiamo trovare tutti i principali stilemi Argentiani, da un utilizzo magistrale delle soggettive alla modalità di costruzione e messa in scena degli omicidi, visivamente assistiamo ad una composizione delle inquadrature e dell'immagine assolutamente perfetta accompagnata da un ottima fotografia di Franco Di Giacomo.
Meravigliosa la colonna sonora di Ennio Morricone, innestata in maniera perfetta all'interno della pellicola ed adoperata con notevole maestria da Dario Argento, in base agli avvenimenti mostrati sullo schermo.
Assolutamente geniale la trovata decisamente fantascientifica di poter ricavare dall'occhio della vittima l'ultima immagine rimasta impressa sulla retina prima della morte, soluzione successivamente emulata in molteplici produzioni, utilizzata persino non molto tempo orsono in un episodio della serie televisiva Fringe. Decisamente impossibile non menzionare la assolutamente meravigliosa sequenza finale a rallentatore, realizzata in perfetta simbiosi con il tema musicale che la accompagna.
Tra gli interpreti troviamo un discreto Michael Brandon nei panni del nostro giovane rockettaro e protagonista Roberto Tobias, una bravissima Mimsy Farmer (divenuta una sorta di icona per gli appassionati del genere) interpreta il ruolo della consorte Nina, vediamo la presenza di Bud Spencer ed Oreste Lionello nei panni di due personaggi quantomeno curiosi, Jeanne-Pierre Marielle nei panni dello sfortunato investigatore privato Gianni Arrosio. In generale le interpretazioni risultano tutte di buon livello.
Al di là del meraviglioso finale già menzionato in precedenza, 4 mosche di velluto grigio presenta al proprio interno alcuni momenti particolarmente riusciti, diverse scene riguardanti gli omicidi appaiono perfette per la propria realizzazione coreografica oltre che per costruzione a livello visivo, merito di un minuzioso utilizzo del montaggio durante il loro svolgimento. La pellicola con lo scopo di spezzare la tensione propone una dose di ironia e situazioni comiche che alla lunga potrebbero arrivare a risultare decisamente eccessive, tuttavia fortunatamente suspence e tensione non ne risentono particolarmente ed alla fine 4 mosche di velluto grigio, si conferma come uno dei maggiori esponenti del giallo-thriller Italico.
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