Regia di Paolo Pisanu vedi scheda film
Un padre e una figlia e la lunga periferia di Sassari, tutto mare d'inverno, almeno qui, sterpaglie e brutte case prefabbricate. A far da collante, la vita da riscossore di debiti di lui e la malattia degenerativa della figlia, ripiombatagli nella vita, dopo la morte della moglie. Due condizioni esistenziali estreme che vanno a (ri)trovarsi controvoglia ma fedeli a una linea di sangue che li porterà, in qualche modo, a legarsi di nuovo, a un principio di tarda tenerezza. E' tutto qui, l'esordio di Pisanu, nuovo esponente di un cinema sardo che sta davvero impressionando per qualità e sguardo. Due solitudini scolpite sui volti dei due attori, un monolitico Orlando Angius, perfetto per il ruolo di malavitoso e una triste Francesca Cavazzuti, travolta da un destino insopportabile. Pisanu lavora per sottrazione, forse troppo, asciugando il film, stilizzandolo quasi, e rendendo faticosa la visione: non c'è spazio per nulla, non c'è un sorriso, una speranza, un'altra vita, ci sono solo, appunto, solitudini e mareggiate, paura e lacrime, tentatvi di una tenerezza vuota come una conchiglia, e poi paura e nessun futuro. Film rigoroso, quindi, più da Cinema nord europeo che mediterraneo, che va metabolizzato lentamente. Un Cinema, comunque, importante, fuori dagli schemi, mai retorico e, per questo, da premiare. Un altro regista isolano da tenere d'occhio.
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