Regia di Carmine Gallone vedi scheda film
La mano passa da Julien Duviver a Carmine Gallone, buon regista di massa e di masse, parzialmente ridimensionato dopo il regime fascista e legato ad un cinema schiettamente popolare. Il terzo capitolo della saga accoglie il rivale del protagonista nel titolo, sottolineando che è l’episodio in cui maggiormente si ragiona sul rapporto d’amoroso odio tra i due. Incorniciato dal folgorante inizio in cui Peppone distribuisce i giornali e dal bellissimo finale in bicicletta (in cui c’è quasi una malcelata dichiarazione d’amore da parte di un amante tradito: «Ma se lo sai che non torni più! E che non posso neanche dirti “Arrivederci, Peppone!”, ma soltanto “Addio, Onorevole!”»), è tutto sommato un’antologia sulla lunga amicizia di due “ragazzi del ‘99” che hanno fatto due guerre: non c’è soltanto la squisita rievocazione di Peppone nel compito in classe per la licenza elementare, ma anche il fondamentale pezzo del comizio del sindaco aspirante deputato sfociante in una celebrazione patriottica che emoziona e commuove Don Camillo («E allora, quando tuona il cannone, è la voce della patria che chiama, e noi risponderemo: presente!»). Più che una banale ipotesi di compromesso storico, racconta il contraddittorio ed affettuoso rapporto di due facce di una stessa generazione. Chiude, idealmente, una stagione assieme a film coevi legati alla cultura dello strapaesano.
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