Regia di Francis Veber vedi scheda film
L’apparenza inganna: Francis Veber può sembrare un regista di commediole leggere, invece è un genio. Questo suo nuovo film può apparire pieno di cliché: invece è un’opera che coscientemente mette in scena dei cliché per vedere come funzionano, come condizionano i rapporti inter-personali e le leggi del vivere sociale. Alla fine, il vero cliché siamo noi che guardiamo. “L’apparenza inganna” è il nostro specchio, anche se è meno travolgente e originale del precedente capolavoro di Veber, “La cena dei cretini”. Il film gioca sul “politicamente corretto” e su tutti i suoi cascami. Auteuil è un noioso contabile che rischia il posto; Depardieu è il collega macho che lo perseguita; Aumont è il vicino di casa di Auteuil che gli dà l’idea geniale per salvarsi: fingersi omosessuale. La ditta produce preservativi e non oserà mai licenziare un gay. Ma la vera trovata del copione è il personaggio di Lhermitte, l’impiegato scaltro e sadico che inganna Depardieu costringendolo a “corteggiare” Auteuil. Tutti gli attori sono mirabili. Il copione è semplicemente perfetto. Se poi Veber vi sembra un regista poco “visivo”, è perché i vostri occhi sono contaminati dal Dogma e dai videoclip: anche Hawks e Wilder teorizzavano la regia invisibile. Avercene, di film così.
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