Regia di Mimmo Raimondi vedi scheda film
I ragazzi di Milano sognano il Bronx ma vivono a Crescenzago. L’operazione è subito chiara: realizzare una sorta di “Radiofreccia allo zafferano” puntato dritto al cuore dei fan degli Articolo 31, duo dell’hip-hop all’italiana, miracolati da Dio grazie a una serie di successi parlati in slang giovanilistico e a un gruppo di disc-jokey (non a caso presenti in massa in questo debutto “cinematografico”) dal fiuto marketing assai rodato. “Senza filtro” è uno di quei prodotti da consigliare agli studenti di comunicazione moderna: insegna e dimostra, infatti, come costruire un film senza una sceneggiatura, senza una cineidea che sia una, con un rispetto nei confronti degli spettatori pari a zero e un livello di narrazione da far rimpiangere la fiction più ovvia e banale della televisione contemporanea. Avere ingaggiato seri professionisti come Anna Melato (perché il cinema si è dimenticato di lei?) e Cochi Ponzoni (probabilmente depistato sul set dalla figlia, qui scenografa) non aggiunge nulla allo zero assoluto che il “film” propina. Spacciare, poi, un furbo veicolo pronto per essere fissato su nastro e dato in pasto al delirio consumistico del prossimo Natale, per uno spaccato sul disagio che i “nostri” vivrebbero nelle squallide (questo sì) periferie milanesi, è persino offensivo. Che gli Articolo 31 (e i loro adepti) sognino il Bronx sono affari loro, ma che “Senza filtro” (due miliardi buttati dal “ponte di Brooklyn”) voglia denunciare, è francamente imbarazzante.
Non ci sono commenti.
Ultimi commenti Segui questa conversazione
Commenta