Regia di Amerigo Anton (Tanio Boccia) vedi scheda film
Amerigo Anton era l'anonimo pseudonimo dietro cui si celava - pressochè sempre - il potentino Tanio Boccia, mestierante di seconda scelta del nostro cinema. Nella ventina di titoli licenziati durante la sua carriera, Anton comprese anche qualche spaghetti western, genere che d'altronde nella seconda metà dei Sessanta furoreggiava; con una co-produzione italo-spagnola eccolo quindi presentare questo Dio non paga il sabato, la cui cosa più interessante è senza dubbio il titolo. Un cast di scarsissimo appeal (Furio Meniconi/Men Fury, Massimo Righi/Max Dean, Vivi Gioi, Larry Ward) interpreta una sceneggiatura di Mino Roli moderatamente atipica per il filone, ma che prevede ritmo sonnolento, pochi personaggi e dialoghi allentati all'ennesima potenza; il regista riesce a portare a termine un lavoro abbastanza compiuto dal punto di vista tecnico ed estetico, ma a livello narrativo può fare ben poco per dare vita a una storia tanto blanda e diluita. Meglio di Boccia saprà fare un paio di anni più tardi Cesare Canevari con Matalo!, che riprenderà il soggetto di Roli (ampliato in sceneggiatura da Nico Ducci ed Eduardo Manzanos) e ne farà un piccolo gioiello lisergico di cui si ricorda innanzitutto l'estrema violenza di alcune scene; anche in Dio paga il sabato di sangue ne scorre, ma manca parecchio di quel gusto sadico sia nell'azione in sè che nella rappresentazione dei personaggi. 2,5/10.
Far west. Tre banditi e una ragazza, con un malloppo che scotta per le mani, riparano nel paesino in cui abita solo un'anziana tutt'altro che pacifica. Ma le insidie per il quartetto saranno molte più di quelle che si aspettano.
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