Regia di Jean-François Laguionie vedi scheda film
Tratto dal libro di Norman Hudis, che firma anche la sceneggiatura, “Scimmie come noi” è il tentativo di realizzare un cartone animato che sfugga in qualche modo ai filoni imposti dalle major. Ondivago tra le “scimmiottature” di “Il pianeta delle scimmie” di Boulle e le atmosfere todoroviane di “La conquista dell’America”, il film è un convincente apologo contro la superstizione e l’ignoranza. Una grande inondazione separò due tribù di scimmie: i Woonko, che hanno continuato a vivere sugli alberi di una giungla impenetrabile e i civilizzati Laanko, che si raccolsero in un villaggio attorno al castello del re. I due mondi s’ignorano per secoli, alimentando superstizioni che vengono spazzate via quando il giovane Com precipita dal suo albero ed è salvato e condotto a corte dal re. In un regno dall’iconografia medioeval-moresca, Com viene presentato alla corte come i primi indios al cospetto dei reali di Spagna e ben presto diventa il giullare preferito del re salvando il suo regno dal complotto del perfido cancelliere Sebastian. Se la scrittura del film ha uno standard elevato, diverso è il discorso sui numeri musicali, complessivamente deludenti e l’edizione italiana che, pur contando su doppiatori del calibro di Massimo Lopez e Tullio Solenghi (quasi irriconoscibile), mostra in diverse situazioni una fastidiosa povertà di effetti sonori.
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