Già dal titolo, ove "pataffio" sostituisce l'italiano "epitaffio", si intuisce una delel caratteristiche vincenti e più interessanti dell'ultimo film di Francesco Lagi, ispirato allo stile di scrittura e racconto dello scrittore Luigi Malerba, e al suo omonimo romanzo buffo datato 1978.
In un Medioevo non precisamente collocabile, in una località appartenente al nostro futuro paese italico, Marconte Bellocchio (Lino Musella) sposa la pingue Bernarda e riceve, come dote, la proprietà di un feudo, presso il quale si dirige subito con il suo seguito sparuto, speranzoso di potervi ricavare una lauta rendita, oltre all'onore di essere il feudatario capo del borgo.
Giunto in loco, l'uomo si rende conto che il suo "regno" altro non è se non un accumulo di pietre e muri in rovina, abitato da una ciurma di disgraziati affamati e nullatenenti, che difficilmente potranno essere in grado di ingrassare la vita di corte.
Nominato suo scudiero e riscossore il fido Belcapo (Giorgio Tirabassi), e ottenuta la collaborazione del servile Frate Cappuccio (Alessandro Gassmann), il nuovo nobiluomo dovrà organizzare un sistema di riscossione che gli permetta di godere di uno status che pare solo esistere sulla carta.
Il pataffio (2022): Lino Musella, Giorgio Tirabassi, Alessandro Gassmann, Valerio Mastandrea
Dovrà battersi contro un popolo di rachitici superstiti rassegnati ad una vita di soli stenti, oltre che a sopportare una fame cronica, e affrontare le teorie cospirazioniste di Migone (Valerio Mastandrea), sorta di sindacalista ante litteram che saprà farsi comprare ad un prezzo che gli risulterà comicamente fatale: il prezzo della fame, appunto.
Francesco Lagi aveva convinto assai con il suo precedente, vivace ed insieme struggente Quasi Natale (2020), e con questa sua ambiziosa e tutto fuorché scontata trasposizione del romanzo in volgare di Malerba, ci offre un film che unisce la comicità picaresca in stile inevitabilmente raffrontabile al Brancaleone di Monicelli, alla tragedia farsesca condotta con sapido stile e dialoghi esilaranti e strepitosi.
Certo non tutto funziona sempre a puntino, e la vicenda si connota anche di qualche lungaggine di troppo.
Il pataffio (2022): Lino Musella, Valerio Mastandrea, Vincenzo Nemolato, Giovanni Ludeno, Giorgio Tirabassi
Ma Il pataffio risulta una operazione rischiosa, coraggiosa e sin azzardata, dalla quale trapela la soddisfazione di un cast di nomi straordinari, in evidente stato ispirativo e complice perfetto.
Tutti e quattro gli ottimi interpreti sopra citati (Musella, Tirabassi, Gassmann, Mastandrea, a cui bisogna aggiungere il bravo Vincenzo Nemolato), appaiono davvero in forma strepitosa, e la dialettica storpiata ed irresistibile che riempie i rispettivi dialoghi, riesce a risultare divertente e sorprendente, e il tassello più riuscito di una forma di ironia che si presta a inquietanti raffronti con la nostra non troppo differente realtà di ristrettezze economiche dilaganti in un mondo tutto consumismo e messaggi promozionali.
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