Regia di Beppe Fiorello vedi scheda film
Estate 1982. Nei giorni in cui la nazionale italiana di calcio sta per conquistare il suo terzo titolo mondiale, il diciassettenne Gianni (Segreto, divo in erba da Amici…) conosce il coetaneo Nino (Pizzurro). Tra i due nasce un'amicizia destinata a diventare altro. Ma nel piccolo paese della provincia siciliana l'amore tra i due "garrusi" viene visto e vissuto come un affronto. Le rispettive famiglie faranno di tutto per separarli.
Ispirato a fatti realmente accaduti (il film è dedicato a due ragazzi di Giarre, Toni e Giorgio, che furono uccisi "perché si amavano", come recita la didascalia sui titoli di coda), Stranizza d'amuri (dall'omonima canzone di Battiato) è un coming of age delicato, carico di sfumature. Il film che non ti aspetti da uno come Beppe Fiorello, campione delle fiction RAI, che qui esordisce dietro la macchina da presa con un racconto di formazione che evita il bigino polemista sulla questione dei diritti, per concentrarsi sul contesto sociale di riferimento, tra omofobia e il provincialismo più ottuso. Peccato per alcuni stereotipi di tanto cinema italiano: le canzoni cantate nell'abitacolo di un qualche mezzo di locomozione (stavolta tocca a Cuccuruccuccu, sempre di Battiato), il calcio, i pranzi in famiglia, persino il bar che, guarda un po', si chiama Mocambo. A conti fatti, una buona fiction da grande schermo, con attori non tutti all'altezza della situazione.
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